sabato 3 dicembre 2011

Alessandro Grazi - For Me


For me

Un semplice inganno mediatico, un’ambiguità di parole, un continuo gioco di rimandi o, più semplicemente, una irresistibile ricerca di un desiderio? Ecco presentarsi a voi gli ultimi lavori di Alessandro Grazi, dal nome infinitamente interpretabile For me che, dilatando ogni sensazione di natura dinamica, sembrano aprirsi in crepacci circolari pronti a bloccare ogni sguardo. 




Attenti quindi a non cadere nella trappola!Questi “Fori” sono spazi d’assenza; un’incontrollabile paradosso fra ciò che pretende di essere trovato e quanto dovrebbe mostrarsi presente. Eppure l’artista non ha paura di consegnarci qualcosa di inafferrabile, proponendoci un viaggio verso ciò che non ha bisogno di violazioni d’accesso e si spinge verso quella opacità misteriosa che è la vita stessa.



Fontana pensava ai «buchi» come a dei segni capaci di fissare una traccia compositiva, un disegno bidimensionale, e di costruire una strutturazione plastica e volumetrica. Le sue incisioni erano pertanto una sorta di assenza di materia volta a svelare il vuoto, coperto dalla superficie, proiettandolo verso la realtà. Al Grazi non possiamo negare una certa quanto disincantata immediatezza segnica fontaniana, anche se in lui i “buchi” non vogliono indicare una ricerca di spazialità quanto l’espressione di un disagio umano.



Questi fori cercano uno spazio sulle superfici pittoriche; che si tratti di tele, cartoni o carte, legno, laminati, questi corrodono ogni tipo di membrana, stendendosi come una macchia pronta ad insediarsi. Il foro diventa pertanto il segno di un’assenza paradossale, in quanto racchiude nella sua necessità topologia la presenza di uno spazio, non necessariamente pronto ad essere colmato. La pittura del Grazi, ogni suo tratto cromatico e tremante è di esplorazione vitale come se fosse una scansione, una riaffermazione della pittura che lascia trasparire una forte tensione dialettica tra la superficie e la profondità dell’animo.

ANTONIO LOCAFARO

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